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  • Gaia Soldatini

Una psicoterapia che mette al centro la persona: la rivoluzione dello psicologo Carl Rogers

Aggiornato il: 28 ott 2018

Le basi teoriche della terapia centrata sulla persona.



L'approccio terapeutico

La “psicoterapia centrata sulla persona”, teorizzata dallo psicologo americano Carl Rogers, ha rivoluzionato l’approccio terapeutico dando ispirazione a una miriade di nuove figure del sostegno terapeutico: psicologo umanista, psicoterapeuta esistenzialista, terapeuta di gruppo, gruppi di parola, peer-help, counselor, coach, esperto di comunicazione non-violenta, mediatore, sono solo alcune delle nuove forme di relazioni d’aiuto nate sulla scia della client orienteted therapy.

Carl Rogers ha soprattutto disegnato una nuova figura di psicologo: un terapeuta interattivo e umano, che scende dal piedistallo e si mette al livello del suo paziente (che Rogers chiama “cliente” proprio per sottolineare la sua posizione egalitaria).

La psicoterapia umanista (o centrata sulla persona) non propone metodi o tecniche di guarigione preconcetti, né limita il campo d’azione: lutto, burn-out, stress, disturbi alimentari, separazione, problemi esistenziali, depressione, ecc. Lo psicologo parte dal principio che ogni terapia è unica, e così ogni paziente e ogni terapeuta. Allo stesso modo la maniera del paziente di vivere il suo problema sarà unica e diversa dagli altri e richiede un modo speciale e “su misura” per essere trattata.

Questo approccio si basa sulla centralità e sulla qualità particolare della relazione, anch’essa unica, tra uno psicologo e la persona che lo consulta.

Rogers sostiene che il paziente/cliente ha in sé gli elementi necessari al suo benessere psicologico e che il lavoro dello psicologo consiste nel mettere tutto il suo impegno umano e professionale per creare “l’ambiente” che permetterà alla persona di far emergere queste capacità innata di sapere cosa è bene per se stessi ed entrare in contatto con le proprie risorse.

“È il cliente (paziente) che sa cosa lo fa soffrire, in quale direzione andare, quali problemi sono cruciali, quali esperienze sono state profondamente sepolte. Mi divenne chiaro come, a meno che non volessi dimostrare la mia intelligenza o le mie conoscenze, avrei fatto meglio a dare fiducia al cliente per la direzione che doveva prendere il processo (terapeutico)”.


Ogni terapia, una relazione unica


Rogers dedicherà tutta la sua vita e la sua carriera di psicologo e psicoterapeuta per sviluppare, definire e strutturare i termini di questa relazione “curativa”. Registrando e osservando centinaia di sedute, affinerà i suoi metodi e cercherà di estrapolare e teorizzare quali atteggiamenti, quali attitudini, quali interventi sono efficaci e perché.

Ecco un esempio di una seduta registrata tra Carl Rogers e la sua paziente Gloria nell’ambito di un documentario del 1965 sulla varie tecniche di psicoterapia. (Seduta al minuto 9:26)

https://www.youtube.com/watch?v=DbFAYsO0OCM

“Nei primi anni della mia vita professionale, mi chiedevo: Come posso trattare o curare o cambiare questa persona?

Ora formulerei piuttosto la domanda in questa maniera: Come posso fornire una relazione che questa persona possa usare per la propria crescita personale?”

Rogers identifica degli atteggiamenti chiave che lo psicologo deve incarnare per creare un ambiente terapeutico che permetta lo sviluppo delle risorse in un individuo:

- L’empatia reale e spontanea verso l’altro

- La considerazione positiva incondizionata del paziente (e dell’essere umano in generale)

- La congruenza interna del terapeuta

- La comunicazione al paziente delle proprie impressioni e del proprio punto di vista (a condizione che sia utile per l’avanzamento della terapia)

- L’assenza di giudizio (espresso o inespresso)

- Lo sviluppo dell’autonomia del paziente/cliente

- Il sincero interesse nei confronti della persona che consulta


La considerazione positiva incondizionata


Tutti abbiamo bisogno di rapporti umani profondi e ricchi di senso, la nostra natura ci porta a crescere attraverso le relazioni per noi emotivamente importanti: l’amore dei genitori, la fiducia degli amici, il riconoscimento degli insegnanti, l’affetto del partner, dei figli…

Tutte queste relazioni ci rimandano il nostro valore e, attraverso il riflesso della nostra immagine nello sguardo delle persone che le abitano, ci portano a costruire la considerazione che abbiamo di noi stessi. La maniera in cui la nostra onsiderazione ci sarà comunicata durante l’infanzia, struttura il nostro modo di percepirci e di interagire con le nostre emozioni.

“Guadagnare” la considerazione delle persone amate è una delle molle più importanti che muovono le azioni umane.

La considerazione negativa da parte di una persona centrale (chiamata da Rogers “persona-criterio”) ci spinge a fare pressoché qualunque cosa per riguadagnarne l’amore e la vicinanza. Perfino allontanarci dai nostri veri bisogni e dalla nostra reale natura per assomigliare all’immagine riflessa dalla persona-criterio.

Crescere sotto la minaccia, più o meno esplicitata: “se non ti comporti in un modo per me accettabile non ti voglio bene”, struttura la persona, che si costruirà non più seguendo ciò che sente giusto e consonante con se stessa ma secondo ciò che le permette di essere apprezzata dalle persone criterio.

Un bambino potrebbe trovarsi a reprimere le proprie emozioni, come la rabbia, la gelosia, ecc. che non sono ritenuti accettabili dai genitori, fino a costruire un’immagine di sé del tutto discordante con ciò che prova realmente e a credere che quello sia il vero sé; un ragazzo potrebbe trovarsi a scegliere degli studi che non gli corrispondono e a sviluppare sintomi di ansia e disagio legati all’impossibilità di seguire la propria voce interiore; un adulto potrebbe creare uno stile di vita insoddisfacente che non risponde ai propri bisogni e perseguirlo ostinatamente malgrado la sua infelicità. L’immagine riflessa viene interiorizzata; per evitare uno strappo con la persona amata, l’individuo preferisce inconsciamente rinunciare ai propri bisogni e sposare dei falsi bisogni, pur di sentirsi amato attraverso la proiezione della sua immagine “accettabile”.

Perfino in assenza o addirittura dopo il decesso delle persone criterio, l’individuo che avrà interiorizzato un’immagine erronea di sé, continuerà a perseguirla. L’ingiunzione “se sei come sei allora non sarai amato” è ancorata nel profondo e andarle contro significa perdere l’amore (simbolico) degli altri e perdere l’immagine che si ha di sé.

Nella terapia centrata sulla persona, il terapeuta cerca di creare un contesto di accettazione incondizionata non tanto delle azioni (non tutte le azioni sono accettabili), ma dei sentimenti del paziente (tutti i sentimenti sono accettabili). Sperimentare quest’accettazione permette al paziente di svilupparla lui stesso verso di sé, perché possa gradualmente accettare la complessità di ciò che prova e costruire una personalità e una vita che siano basate su ciò che realmente è.

In un clima di ascolto profondo e di rispetto privo di giudizio, il paziente/cliente ha il “permesso” di sperimentare le proprie emozioni reali, sperimentare un ricongiungimento con i pensieri e le emozioni negate, imparando ad entrarvi in contatto e a conoscerle.

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